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sabato 12 ottobre 2013

DICHIARAZIONE ALLEANZA BATTISTA MONDIALE

1
Principi e linee guida per i rapporti Intra-battisti
Proposti dalla Commissione Speciale del Segretario Generale sui rapporti Intra-battisti
Preambolo: Alleanza Mondiale Battista: Unità e diversità
1. "L'Alleanza Mondiale Battista, presente in tutto il mondo, esiste come espressione della
essenziale unità del popolo battista nel Signore Gesù Cristo."

2. L'Alleanza Mondiale Battista (AMB) esiste come "movimento globale di Battisti che condividono
una comune confessione di fede in Gesù Cristo, uniti nell'amore di Dio per sostenersi, incoraggiarsi
e rafforzarsi l'un l'altro nel proclamare e vivere il Vangelo di Gesù Cristo nella potenza dello lo
Spirito Santo dinanzi a un mondo perduto e causa di dolore".

3. L’AMB organizza il proprio lavoro attorno a cinque ordini di impegni, vale a dire, l’unione nel
culto e nella comunione, il coltivare la passione per la missione e l'evangelizzazione, la difesa della
libertà religiosa e dei diritti umani, la risposta ai bisogni umani attraverso il soccorso e lo svilup po
sostenibile della comunità e la promozione di una riflessione teologica densa di significato.

4. Dalla sua nascita, l’AMB ha inteso essere una famiglia di "Chiese di fede e ordinamento battista
in tutto il mondo."

Nei suoi primi anni, tuttavia, l’AMB era per lo più composta da Convenzioni e
Unioni battiste del mondo occidentale. Nel secolo scorso, la famiglia dell’AMB è cresciuta sino ad
essere una vera e propria organizzazione mondiale con diffusa adesione da est e ovest, nord e sud
del mondo.

5. La crescita dell’adesione all’AMB è segnata da una maggiore diversità culturale. Questa diversità
comprende varie culture, lingue, costumi, storie, identità razziali, modi di esprimere la convinzione
teologica e gli incontri personali e comunitari con Cristo in diversi contesti culturali. Per grazia di
Dio l’AMB riflette, in modo visibile, la ricca diversità del corpo di Cristo.
5
6. L’AMB cerca di vivere il suo impegno per l'unità a fronte della diversità dei suoi membri. Essa
considera questa diversità come un dono di Dio e quindi indispensabile per rappresentare in modo
efficace il regno di Dio, nonostante alcune evidenti sfide. Al fine di raggiungere gli obiettivi per i
quali è stata istituita, e che continuano ad essere la base per la cooperazione tra i membri
dell’AMB stessa, essa deve mantenere un delicato equilibrio. Tale equilibrio si pone tra il
mantenimento di una unità di intenti e di impegno comune nel mentre l'organizzazione cerca di
onorare - ed essere benedetta – la diversità che caratterizza la comunione.

7. Una delle più grandi risorse che caratterizza l’AMB nel suo impegno mondiale per l'unità, a
fronte della nostra ricca diversità, è la sua capacità di promuovere lo spazio per un dialogo aperto
tra le varie parti di cui è costituita. Questo spazio permetterà all’AMB di raccogliere il frutto dei
diversi punti di vista biblico, teologico ed esperienziale che i membri apportano e articolano nei
raduni dell’AMB. L'espressione di nuove prospettive sulla nostra fede e le espressioni culturali
della fede stessa sono un dono che viene condiviso e ricevuto con gioia nell’ambito dell’AMB.

8. Tuttavia, l'impegno dell’AMB per un dialogo aperto e una comunicazione onesta nel pieno della
nostra profonda diversità rappresenta forse anche la più grande sfida all'unità che siamo chiamati
a mantenere.

Questa sfida si presenta sotto forma di difficoltà nel raggiungere una  comunicazione chiara, precisa e comunemente compreso attraverso l'uso del linguaggio,
soprattutto quando si di è di fronte alla traduzione da una a più lingue. Questa sfida è maggiore
quando individui ben intenzionati non conoscono o apprezzano appieno i tratti distintivi e le
sensibilità bibliche, culturali, storiche o teologiche e che caratterizzano le prospettive dei vari
membri della famiglia dell’AMB.

9. L'impegno a mantenere l'unità all'interno del AMB, celebrando la diversità che segna il
movimento, implica la preoccupazione di prendere misure positive per promuovere la nostra unità
e per ridurre le occasioni di incomprensione. Con questo in mente, l’AMB afferma i seguenti
principi e linee guida per la discussione e il dialogo tra i battisti presenti alle riunioni dell’AMB e
che condividono il lavoro dell’AMB:

Principi e linee guida
1. "Con Dio tutto è possibile" e senza Cristo Gesù non siamo in grado di fare nulla.

Pertanto, tutte
le riunioni dell’AMB si svolgono in un contesto di culto, riconoscendo la presenza e la guida di Dio.

2. I cristiani sono esseri finiti e peccatori salvati per grazia.

Pertanto, non si può supporre che la
nostra conoscenza o comprensione sia completa e priva di errori. A causa di questo, le nostre
opinioni e prospettive devono sempre essere espresse in spirito di umiltà e con la richiesta allo
Spirito Santo che ci guidi nella nostre parole e nell’ascolto degli altri.

3. Tutti gli esseri umani sono fatti a immagine di Dio.
In Cristo siamo conformati all'immagine di Cristo
e siamo partecipi dell'unico corpo di Cristo.

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“Affermiamo la dignità di tutte le persone,
uomini e donne, perché sono creati a immagine di Dio e chiamati ad essere santi."

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Inoltre, come
membra del corpo di Cristo, apparteniamo gli uni agli altri.

14
Non importa quanto i membri  dell’AMB possano essere appassionati su un argomento o nell’articolare una posizione, la conversazione/dialogo deve sempre essere incentrata su principi e non su persone, culture,
regioni, nazioni o enti confessionali. Le nostre conversazioni, dialoghi e dibattiti non devono mai
degenerare in attacchi contro la persona, l'umanità e l'autenticità della propria fede e del proprio
impegno cristiano.

4. Siamo tutti membri di un’unica famiglia della fede.

"Dichiariamo che, attraverso lo Spirito Santo, noi sperimentiamo l'interdipendenza con chi condivide questa sequela dinamica della  Chiesa come popolo di Dio".

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Come comunità mondiale di credenti battisti, rimaniamo incompleti
fino a quando abbiamo vigorosamente cercato di ascoltare, capire , e rispettare i diversi punti di
vista riflessi dagli altri, specialmente le persone provenienti da culture che sono stati emarginate
dalla povertà, eredità del colonialismo e dell'imperialismo. Pertanto, ci sforziamo di evitare
pratiche o conversazioni che perpetuano il dominio di un’unica prospettiva culturale favorendo
l'esperienza normativa o la prospettiva teologica di tutti i  membri dell’AMB.
I membri dell’AMB celebrano il dono del linguaggio che riflette la nostra ricca diversità. Il
linguaggio è un indice della propria identità e afferma la propria storia e la cultura. L’AMB,
pertanto, riconosce la necessità di prevedere maggiori opportunità perché i propri membri
possano ascoltare e parlare nella propria lingua.

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A tal fine, l’AMB cercherà di identificare e
utilizzare una varietà di strumenti che contribuiscano a rendere la comunicazione in diverse lingue
plausibile e possibile durante i nostri incontri.

Siamo chiamati ad amarci l'un l'altro.
Con questo dimostriamo che siamo discepoli di Cristo.

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Noi crediamo che la vera unità e la vera comunione non possono mai essere raggiunte finché i
rapporti non si muovono al di là del semplice riconoscimento e del rispetto per l'altro, e verso la
cura e la mutua sollecitudine. Pertanto, i rappresentanti che frequentano i raduni dell’AMB
cercano di sviluppare relazioni durature e significative attraverso conversazioni di contenuto e
preghiere sia all'interno che al di fuori delle riunioni formali.

Riconosciamo che i battisti sono noti per avere una vasta gamma di opinioni e punti di vista
diversi su molte questioni, incluso ciò che costituisce "verità". Eppure ci amiamo e ci accettiamo
l'un l'altro.

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Quando riteniamo che un parere o una prospettiva sia gravemente carente, ci
confrontiamo come membri di un’amorevole famiglia e non come estranei e nemici. Anche il
richiamo a correggere degli errori deve avvenire in uno spirito d ’amore.

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Ci impegniamo a cercare l’ interesse gli uni degli altri.

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Pertanto, ci incoraggiamo
reciprocamente e ci aspettiamo che, in situazioni nelle quali il punto di vista o la prospettiva di una
persona non è chiaramente articolata o capita, forse a causa di una barriera culturale o linguistica,
la persona che modera l'incontro possa fornire a colui che parla l’opportunità di chiarire il punto di
vista che sta tentando di articolare. Ciò contribuirà a rendere la conversazione che segue
focalizzata su quanto si vuole realmente sostenere nelle dichiarazioni piuttosto che interpretazioni
inesatte di quanto è stato detto. Ogni persona che chiede la parola durante i nostri incontri è
libera di concludere il proprio intervento senza interruzione ingiustificata, se non a discrezione del
moderatore della riunione nel momento in cui siano violati i requisiti di cortesia e decoro.
Nei nostri incontri, tutto dovrebbe essere fatto in maniera appropriata e disciplinata.

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Tutti i partecipanti dovranno rispettare l'autorità del moderatore, rispettare le diversità e vivere
nell'unità che è il dono dello Spirito Santo alla famiglia dell’AMB.





1
Preambolo alla Costituzione dell’AMB
2
Vision Statement elaborata dal Comitato del 21 ° secolo e adottata al 19° Congresso Mondiale Battista a Birmingham,
Inghilterra, nel 2005.
3
La dichiarazione sui grappoli di impegno dell’AMB emerse nelle deliberazioni del Comitato del 21° Secolo.
4
"Preambolo" alla Costituzione AMB approvata al congresso inaugurale nel 1905. Vedi Baptist World Congress,
London, 11-19 July 1905: Authorised Record of Proceedings, (London: Baptist Union Publication Department, 1905):
330-31.
5
1a Corinzi 12:12, 27; Romani 12:4.
6
Efesini 4:03.
7
Matteo 19:26.
8
Giovanni 15:5.
9
Efesini 2:5, 8; 1a Corinzi 13:9.
10
Genesi 1: 26-27.
11
Romani 8: 29.
12
Romani 12:4-5.
13
Dichiarazione del Centennale AMB § 11.
14
Romani 12:05
15
Vedi Colossesi 4:06.
16
Galati 6:10.
17
Dichiarazione del Centennale AMB § 8.
18
Cfr. At 2, 5-12.
19
Giovanni 13:34; 1 Giovanni 4:7-12.
20
Giovanni 13:35.
21
Romani 15:07.
4
22
Efesini 4:15.
23
Filippesi 2:04.
24
1a Corinzi 14:40.

venerdì 11 ottobre 2013

FEDE E SPIRITUALITA' IN LIBERTA': Rovereto 22 Settembre  - Ultimo culto pubblico nel...

FEDE E SPIRITUALITA' IN LIBERTA': Rovereto 22 Settembre  - Ultimo culto pubblico nel...: Rovereto 22 Settembre  - Ultimo culto pubblico nella Sala valdese E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: «Ogni potere mi è stato dato ...

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Dobbiamo prepararci a qualcosa di più che essere solo cristiani della domenica: Atti 4 "e tutti furono riempiti dello Spirito Santo, e annunciavano la Parola di Dio con franchezza.
La moltitudine di quelli che avevano creduto era d'un sol cuore e di un'anima sola; non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva ma tutto era in comune tra di loro. Gli apostoli, con grande potenza, rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù; e grande grazia era sopra tutti loro.
Infatti non c'era nessun bisognoso tra di loro; perché tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l'importo delle cose vendute, e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno." il gruppo dei credenti nati dalla testimonianza di Gesù cercava di mettere in pratica il suo insegnamento costituendo una comunità anticipazione del Regno di Dio. in fondo le radici di questo progetto erano molto lontano predicato dai profeti prima di Gesù ma mai messo in pratica. Il peccato allontana gli uomini e le donne da Dio e gli uni dagli altri, l'amore di Cristo riconcilia con Dio e l'umanità.
Dobbiamo prepararci a vivere una vita diversa, non possiamo continuare a vivere solo per noi stessi, lo Spirito santo e l'amore di Dio dovrebbe guidarci per vivere diversamente. E' una sfida che viene lanciata anche per la nostra comunità di Albisola. Teoricamente tutto sembra difficile nella nostra epoca, ma nella pratica possiamo cominciare a mettere dei mattoni per costruire una casa di accoglienza, condivisione, scambio, ascolto reciproco. Chi vuole essere partecipi di questo progetto? Portare idee, volontà di donarsi gli uni gli altri, crescere nella fede non solo in maniera teorica ma nella vita concreta e pratica? Chi ha questo coraggio per osare qualcosa che sentiamo dentro di noi ma non siamo mai stati capaci di viverlo? Gesù stesso si rivolge a persone deboli, scoraggiate, delusa, a volte incapaci e le prende per mano.
Dobbiamo prepararci a vivere un cristianesimo pratico anche nella nostra città e percorrere insieme un percorso che dia dignità ad ognuno, rispetto reciproco, amore reciproco

mercoledì 25 settembre 2013

Rovereto 22 Settembre  - Ultimo culto pubblico nella Sala valdese

E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente». Quando si chiude una Chiesa rimane un senso di tristezza, si ha l'impressione di perdere una opportunità di testimonianza. Quale tipo di testimonianza? Non certo la testimonianza di una religione piena di regole e, vuota, piuttosto di una fede che si esprime nell'amore, nel perdono, nell'accoglienza, nella condivisione e sopratutto nella libertà. In questa società è più che mai importante essere presenti con questo messaggio concreto.

mercoledì 11 settembre 2013

"THE GRACE CARD" SIAMO PRIGIONIERI DI NOI STESSI?

Domenica abbiamo visto nella Comunità di Albisola il film "THE GRACE CARD" un film americano che ha sollevato parecchie riflessioni in ciascuno di noi.
Spesso ci portiamo dentro sensi di colpa per avvenimenti del passato che condizionano profondamente la nostra vita ed i nostri rapporti umani nella famiglia, nel lavoro, con i vicini, con Dio.
Si diventa incapaci di parlare e ci si chiude sempre di più in sé stessi. Coloro che ci stanno intorno diventano delle minacce o dei nemici e non siamo capaci di accettare la mano che ci viene offerta.
Altre volte proviamo rabbia e frustrazioni per i torti che pensiamo di subire, per i progetti che non si realizzano come vorremmo, e ci facciamo rendere prigionieri dalla rabbia, odio, invidia, dubbio: anche in questo caso non siamo capaci di ammettere le nostre debolezze e di scorgere la mano che ci viene gettata in aiuto.
Spesso Dio ci mette accanto delle persone che con amore ci accolgono, la nostra vita potrebbe cambiare se avessimo il coraggio da uscire fuori dalla gabbia che ci siamo costruiti.
Il film prende spunto da un antico biglietto, tramandato di nonno in nipote, un biglietto che parla di perdono reciproco, disponibilità a camminare insieme come amici nonostante tutte le incomprensioni derivate dalla nostra umanità, e la volontà di coinvolgere Dio come testimone attraverso la preghiera. Un Dio che attraverso Gesù per primo ha dimostrato il suo amore verso persone condannate da tutti.
"I promise to pray for you every day, ask your forgiveness, grant you the same, and be your friend always." - "Io prometto di pregare per te ogni giorno, chiedendoti perdono quando sbaglio ed aspettandomi lo stesso, e di essere tuo amico per sempre"

Ci sarebbe da riflettere ancora sulla crisi nella vocazione e sulle cause dei pregiudizi razziali, ma lo farò in un prossimo intervento.
L'invito rivolto a tutti è di guardare questo film e discuterne insieme. Enrico

lunedì 2 settembre 2013

ACCETTATI DA DIO PER ESSERE ACCETTATI ACCETTATI DAL PROSSIMO




L'amore di non usa gli stessi metri di giudizio e condanna degli esseri umani, ma incontra ogni persona nella sua fragilità.

Il 19 giugno 2013, dopo anni di non proprio onorato servizio, chiude i battenti, per delibera unanime del suo Consiglio di amministrazione, la Exodus International, potente organizzazione americana di ispirazione cristiana dedita alla cura delle persone omosessuali.
Le cure che l’associazione proponeva sono ben note, e in linguaggio medico si chiamano teorie riparative. Si sostiene che dall’omosessualità si possa uscire, o che comunque essa possa essere in qualche modo curata o rimediata, attraverso un percorso religioso di riflessione, preghiera e in ultima analisi conversione. Ci si concentra sulle parole dell’Antico Testamento, del Levitico per la precisione, che sanzionano – tra l’altro con la pena di morte, a voler ben vedere – il fatto di un uomo che “giace” con un altro uomo. Forse non c’è altro precetto biblico che abbia cagionato tanta sofferenza e discriminazione lungo i secoli.
Il Presidente di Exodus Alan Chambers si è ufficialmente scusato con l’intera Comunità LGBT per l’infinità di “storie di vergogna, violenze sessuali e false speranze” vissute da coloro che, spesso convinti dalle loro famiglie, sono entrati in Exodus, per poi uscirne, spiega Chamber, “solo con un trauma in più”. Lo stesso Chambers oggi si dichiara omosessuale e si accetta così com’è. “Mi dispiace”, dice Chambers, “che molti abbiano interpretato quello che è un rifiuto religioso da parte di cristiani come se venisse da Dio”. Chambers conclude il suo messaggio giurando di dedicare la sua vita “alla pace e al bene comune”.
La vicenda porta a riflettere non tanto sull’autenticità del messaggio biblico, sulla quale molti cristiani (o sedicenti tali) non sono disposti a discutere, quanto piuttosto sulla sua compatibilità con l’amore verso il prossimo. Lo scontro, è il caso di dirlo, è “biblico”. La dottrina rigida e brutale contro l’amore concreto e solidale. La parola fredda e priva di sentimento contro il sentimento vero dell’amore reciproco. La verità, spesso imposta, contro la persona. La tradizione contro la concretezza.
Non c’è possibilità di compromesso tra queste due visioni del mondo se non ammettendo che ogni cristiano ha un fratello e una sorella omosessuali e che l’omosessualità è una caratteristica personale che ha una sua dignità nel disegno di Dio esattamente al pari dell’eterosessualità.
Non c’è niente da curare, niente per cui pregare. L’unica cosa per cui pregare, piuttosto, è che ogni cristiano realizzi, nel profondo della propria coscienza, che è suo dovere non disprezzare, discriminare, rifiutare, ma accettare ed amare.
Certo, alcuni cristiani abituati alla cruda propaganda della Chiesa e di una certa politica, risponderanno che tutto ciò è difficile, o quantomeno più facile a dirsi che a farsi. Quel che è certo è che se esiste un Dio e se vi sarà un giudizio universale, tutti noi verremo giudicati non certo in base al modo con cui, in vita, avremo disprezzato, discriminato o rifiutato.

venerdì 9 agosto 2013

GESU' DISSE: CONOSCERE LA VERITA' E LA VERITA' VI FARA' LIBERI

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 7 AGO - "Con la sua venuta tra noi, Gesù si è fatto vicino, ci ha toccato, anche oggi, attraverso i Sacramenti, Egli ci tocca". Lo scrive papa Francesco in un nuovo tweet.

I sacramenti sono un mezzo attraverso il quale la Chiesa diventa mediatrice dell'amore, del perdono e della grazia di Dio. Ma Paolo ci ricorda che è Dio stesso che ci viene incontro attraverso Gesù, senza la mediazione di qualsiasi potere religioso. Il bisogno di avere qualcuno che ci introduca a Dio e ci garantisca è vecchio come il mondo, proprio per questo Gesù ha cambiato il sistema: non c'è bisogno di fare qualcosa (sia opere o rituali religiosi) per avvicinarsi a Dio ma è Dio che si avvicina a noi nella nostra umanità. Noi dobbiamo solo accettare noi stessi con tutte le nostre debolezze e fragilità, ammettere i nostri errori senza paura, accettare di essere perdonati ed essere disponibili ad accogliere e perdonare come Dio accoglie e perdona noi. Il senso profondo dell'essere Evangelici ha origine dal riconoscimento dell'amore e grazia di Dio che è sopra ogni pretesa umana.

martedì 16 luglio 2013

GRAZIA O OPERE

Certamente la questione delle indulgenze divide profondamente la Chiesa Evangelica dalla Chiesa Cattolica. "Non c'è più alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù" questa parola di Paolo ai Romani libera il credente dalla necessità di compiere opere per poter ricevere la liberazione dalla colpa del peccato. E' triste conoscere tanti credenti cattolici vivere ancora in questo bisogno e non gioire nella fede per la benedizione del completo perdono di Dio in Gesù Cristo. Credo che anche questo papa debba riflettere sul suo ruolo all'interno di una struttura religiosa che si pone come mediatrice della grazia di Dio: Francesco è un servo e testimone oppure uno strumento del potere terreno della religione? La Chiesa è una comunità di credenti nello stesso tempo santi e peccatori che vive nella grazia e nell'amore di Dio per fede oppure è una religione discriminante tra santi e peccatori?

lunedì 13 maggio 2013

A QUALE ORA DEL GIORNO E' LA NOSTRA VITA?


Questo sermone predicato da Carlo Guerrieri vuole lanciare una provocazione ed una discussione in questo blog della Chiesa Battista di Albisola.


Il messaggio è tratto dal Vangelo di Giovanni cap.1:35-41  

Questo messaggio, ascoltato da un collega ed ampliato, e riguarda tutti coloro che sono qui ad ascoltarlo: i credenti impegnati, i credenti non impegnati, i simpatizzanti, ma non ancora credenti.
Inizio a parlare ai simpatizzanti, che mi piace paragonare agli spettatori di un film al cinema: cari/e simpatizzanti, nella vita, prima o poi arriva l'ora decima: arrivano le quattro del pomeriggio. Quando arriva, non si sa, ma arriva.
Il testo di Giovanni precisa l’ora della chiamata: “erano circa le 4 del pomeriggio (la decima ora di quei tempi)”.
Le chiamate non sono tutte uguali, per certe persone ci può essere la folgorazione sulla via di Damasco, ma per altre la chiamata può avvenire lungo un viottolo qualsiasi.
La chiamata può avvenire attraverso le parole di un amico, o mediante una parola biblica che ci toglie il sonno. Ma arriva, prima o poi.
Sempre Giovanni nel Prologo dice che la Parola che è al Principio è Dio, la Parola è preesistente dall’eternità, si colloca fuori dal tempo. Ma ad un certo punto la Parola entra nella storia degli uomini, diventa una persona umana, entra in rapporto con un gruppetto di persone, si inserisce nel tempo del loro orologio: ''le quattro del pomeriggio''.
Dio infila il sentiero del villaggio, desideroso di camminare insieme agli esseri umani, provocare incontri personali, scambiare confidenze.
Non c’è niente al mondo che può sostituire quest’attimo, le quattro del pomeriggio.
Nella vita puoi fare le cose più strabilianti, prendere una laurea, occupare un posto di grande responsabilità, fare carriera, ma se manchi l’appuntamento delle quattro del pomeriggio, hai perso tempo. Possiamo aver frequentato le chiese più interessanti, ma ci accorgiamo che possiamo essere dei cristiani quando alle 4 del pomeriggio si è verificato l’incontro che ha dato una svolta alla nostra vita. Possiamo avere le conoscenze più profonde,anche teologiche, ma la cosa più importante è aver risposto alla chiamata del Signore.  Quando possiamo gridare con il cuore colmo di gioia: ''Ho trovato il Messia!". Non una dottrina, una lista di cose da credere, ma un incontro…..
Dio ti chiama, oggi come ieri, per te e per me sono le 4 del pomeriggio ...
Quando Dio ti chiama, puoi decidere di non rispondere. Puoi decidere di rimanere simpatizzante a vita. Quando ti si chiede di non essere più spettatore, ma attore, puoi rifiutare l'opportunità. Forse Gesù continuerà a passare, forse tu continuerai a non accettare il suo invito a seguirlo.
C'è invece chi a quella chiamata ha risposto, chi anzi vi invita a seguire Gesù, come fa Andrea con Simone: vieni a vedere, ho trovato il Messia.
C'è chi, alle 16, ha riposto all'invito di Gesù, e lo ha seguito. Ma, per mille motivi, ha deciso di starsene ad una debita distanza, da quel Gesù che è passato alle 16: lo ha seguito, ma senza avanzare troppo...i credenti non impegnati, appunto. Li paragonerei ad attori che continuano a comportarsi da spettatori, rimanendo nella metafora del cinema.
Il rischio del credente non impegnato è delegare sempre un altro ad assolvere al mandato.  Troppe volte preferiamo farci rappresentare, delegare ad altri i compiti che noi dobbiamo svolgere. Incarichiamo i profeti di parlare chiaro la nostro posto, i missionari ad annunciare il vangelo per noi, i diaconi a visitare i sofferenti, i volontari a mettersi disinteressatamente al servizio degli ultimi, chiediamo ad altri di occuparsi della chiesa e delle varie attività che bisogna organizzare e in cui partecipare….Insomma siamo cristiani per interposta persona!
Viviamo il Vangelo per supplenza, dove altri devono supplire alle nostre assenze.
Una cosa però la facciamo bene, quella di criticare.  Perché noi le cose non le facciamo, ma sappiamo bene come dovrebbero essere fatte. Siamo degli insuperabili strateghi sedentari. Acquattati nelle nostre comode trincee, decidiamo le operazioni rischiose, le sortite pericolose che gli altri devono compiere.  E ci scandalizziamo se poi le imprese non riescono.  Vuol dire che le cose non sono state eseguite secondo i nostri piani!
Rimaniamo però degli abilissimi suggeritori, stabiliamo cosa gli altri devono dire, fare, come comportarsi.  Agli altri, assegniamo le parti e noi rimaniamo spettatori molto critici.
Nel Cristianesimo però le cose non funzionano così, la procura non è valida, la delega non ha ragion d’essere. Ognuno di noi deve rispondere alla chiamata, e se lo fa diventa un discepolo, se non lo fa non è niente.  Ognuno di noi è chiamato e nessuno può rispondere al nostro posto.
Poi ci sono i credenti impegnati...ma qui dobbiamo parlare di Giovanni Battista, e dei suoi due discepoli, per capire se il nostro impegno è quello che, come credenti, dovremmo perseguire. Qui ho in mente attori che sanno di essere tali, ma....col ruolo di protagonisti, o di comparse?
I discepoli di Giovanni, si diceva...Si tratta di due Galilei che avevano raggiunto Giovanni nel territorio della Perea, per stare un po’ con lui, per imparare qualcosa dalla sua scuola austera.  E proprio mentre seguono il loro maestro si imbattono in Gesù.  Lasciano il vecchio maestro per andare dietro al nuovo arrivato. Giovanni è il maestro che non solo non si oppose alla chiamata, ma anzi la facilitò, oggi li definiremmo dei “facilitatori”. 
Giovanni era la voce di uno che grida nel deserto, egli è il precursore e quando il Cristo si manifesta , il dito del precursore indica non più se stesso ma un Altro: “Eccolo, è Lui, l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”. Lui, dovete guardare, non me!
Giovanni non trattiene neppure per un istante l’interesse dei discepoli sulla propria persona, ma lo sposta direttamente sul Personaggio principale che ha fatto finalmente la sua apparizione.
Si direbbe che il suo compito sia quello di distrarre l’attenzione della gente dalla sua figura di profeta, per polarizzarla sull’Altro che si è presentato (ma in punta di piedi, discreto, anonimo, in attesa che qualcuno lo riconosca).
Giovanni addita Gesù. E questo gesto gli costa la perdita di due dei suoi discepoli, i quali, dopo aver udito le parole del Maestro, lo piantano in asso e si mettono a seguire il nuovo venuto. Ma il precursore, lungi dall’indispettirsi, è il primo a rallegrarsi.
Non vede in Gesù un fastidioso concorrente per la propria fama, la propria popolarità, la propria opera. Anzi, è lui il promotore dell’abbandono dei discepoli, ai quali indica con chiarezza qual è l’unico maestro, infatti il testo dice: i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. “Lui deve crescere e io diminuire, afferma Giovanni (Giov. 3:30)
Questa è la sua logica , che è poi un fissare esattamente, anche se dolorosamente i ruoli.  Lui è attore, ma non protagonista, e sa di non esserlo. E non vuole permettere a nessun costo che le parti si invertano e il personaggio principale venga relegato in un angolo, mentre la comparsa accampa le pretese di dominare la scena.
Il dito di Giovanni Battista che indica, senza indugi, l’arrivo del protagonista, rappresenta il simbolo più efficace dei limiti in cui deve collocarsi ogni testimonianza cristiana che voglia assolvere rigorosamente al  proprio compito senza attardarsi nella zona rischiosa dei compiacimenti personali e della confusione delle parti. Il credente impegnato spesso vuole visibilità, gloria, fama e onore, per se stesso, mentre dice che sta additando Gesù. Ma non è vero: addita se stesso. E'stato chiamato ad essere attore non protagonista, invece pensa di essere la primadonna.
Il vero credente è uno che conosce realmente bene la propria parte, da saper entrare in scena senza paura, al momento giusto, ma soprattutto avere il coraggio di uscire al momento giusto. Ossia il vero testimone non è mai ingombrante, asfissiante, accentratore, invadente, ma lascia spazio.  Spazio all’altro con la A maiuscola e spazio agli altri……
Io vorrei essere maggiormente capace di farlo, perché l'unico modo in cui possiamo vivere il nostro discepolato, è quello del servo inutile: Luca 17:10 Così, anche voi, quando avrete fatto tutto ciò che vi è comandato, dite: "Noi siamo servi inutili; abbiamo fatto quello che eravamo in obbligo di fare"».
Care sorelle e cari fratelli: chi simpatizza, si decida se vuol seguire Cristo o no; chi lo ha seguito, si assuma fino in fondo la responsabilità della scelta che ha fatto; chi vive la propria fede con impegno, si chieda se è pronto, nel momento in cui si starà gloriando di se stesso, a tornare nell'ombra ed a servire senza che nessuno lo veda, come un servo inutile, prezioso agli altri, ma visibile solo agli occhi di Dio.
Amen

giovedì 7 marzo 2013

Chi siamo

Mi chiamo ENRICO REATO e sono il pastore di una Comunità Cristiana di persone libere che provengono da esperienze e domande simili a quelle che provi e che non pretendono di trovare una risposta per tutto.
Siamo una comunità piena di difetti e limiti umani, ma in continua ricerca di uno stile di vita diverso, basato sull’amore, accoglienza, libertà, giustizia.

Siamo una Comunità Cristiana Evangelica, perché crediamo che il messaggio di Gesù trasmesso nella Bibbia possa avere ancora valore nella società di oggi e nei nostri problemi.
Evangelica perché, pur confrontandoci e dialogando con cristiani di tutte le confessioni, non crediamo in un Magistero che imponga le sue regole e le sue istituzioni, crediamo che la fede nasca da una ricerca e riflessione individuale e comunitaria nella libertà e che si esprime nella volontà di impegnarsi reciprocamente.

Siamo una Comunità Cristiana Evangelica Battista, la nostra storia ha origini lontane, nel 1600 gruppi di credenti cominciarono a testimoniare l’importanza di una scelta di fede individuale e responsabile che si esprime attraverso il battesimo, non decisa dai principi o re del loro tempo, il diritto per tutti di esprimere liberamente le proprie convinzioni religiose anche se non condivise, la libertà delle comunità locali nell’esprimere la loro organizzazione interna, l’impegno nella società come credenti riconoscendo nello stesso tempo ruoli diversi alle Chiese ed alle Autorità politiche.