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lunedì 13 maggio 2013

A QUALE ORA DEL GIORNO E' LA NOSTRA VITA?


Questo sermone predicato da Carlo Guerrieri vuole lanciare una provocazione ed una discussione in questo blog della Chiesa Battista di Albisola.


Il messaggio è tratto dal Vangelo di Giovanni cap.1:35-41  

Questo messaggio, ascoltato da un collega ed ampliato, e riguarda tutti coloro che sono qui ad ascoltarlo: i credenti impegnati, i credenti non impegnati, i simpatizzanti, ma non ancora credenti.
Inizio a parlare ai simpatizzanti, che mi piace paragonare agli spettatori di un film al cinema: cari/e simpatizzanti, nella vita, prima o poi arriva l'ora decima: arrivano le quattro del pomeriggio. Quando arriva, non si sa, ma arriva.
Il testo di Giovanni precisa l’ora della chiamata: “erano circa le 4 del pomeriggio (la decima ora di quei tempi)”.
Le chiamate non sono tutte uguali, per certe persone ci può essere la folgorazione sulla via di Damasco, ma per altre la chiamata può avvenire lungo un viottolo qualsiasi.
La chiamata può avvenire attraverso le parole di un amico, o mediante una parola biblica che ci toglie il sonno. Ma arriva, prima o poi.
Sempre Giovanni nel Prologo dice che la Parola che è al Principio è Dio, la Parola è preesistente dall’eternità, si colloca fuori dal tempo. Ma ad un certo punto la Parola entra nella storia degli uomini, diventa una persona umana, entra in rapporto con un gruppetto di persone, si inserisce nel tempo del loro orologio: ''le quattro del pomeriggio''.
Dio infila il sentiero del villaggio, desideroso di camminare insieme agli esseri umani, provocare incontri personali, scambiare confidenze.
Non c’è niente al mondo che può sostituire quest’attimo, le quattro del pomeriggio.
Nella vita puoi fare le cose più strabilianti, prendere una laurea, occupare un posto di grande responsabilità, fare carriera, ma se manchi l’appuntamento delle quattro del pomeriggio, hai perso tempo. Possiamo aver frequentato le chiese più interessanti, ma ci accorgiamo che possiamo essere dei cristiani quando alle 4 del pomeriggio si è verificato l’incontro che ha dato una svolta alla nostra vita. Possiamo avere le conoscenze più profonde,anche teologiche, ma la cosa più importante è aver risposto alla chiamata del Signore.  Quando possiamo gridare con il cuore colmo di gioia: ''Ho trovato il Messia!". Non una dottrina, una lista di cose da credere, ma un incontro…..
Dio ti chiama, oggi come ieri, per te e per me sono le 4 del pomeriggio ...
Quando Dio ti chiama, puoi decidere di non rispondere. Puoi decidere di rimanere simpatizzante a vita. Quando ti si chiede di non essere più spettatore, ma attore, puoi rifiutare l'opportunità. Forse Gesù continuerà a passare, forse tu continuerai a non accettare il suo invito a seguirlo.
C'è invece chi a quella chiamata ha risposto, chi anzi vi invita a seguire Gesù, come fa Andrea con Simone: vieni a vedere, ho trovato il Messia.
C'è chi, alle 16, ha riposto all'invito di Gesù, e lo ha seguito. Ma, per mille motivi, ha deciso di starsene ad una debita distanza, da quel Gesù che è passato alle 16: lo ha seguito, ma senza avanzare troppo...i credenti non impegnati, appunto. Li paragonerei ad attori che continuano a comportarsi da spettatori, rimanendo nella metafora del cinema.
Il rischio del credente non impegnato è delegare sempre un altro ad assolvere al mandato.  Troppe volte preferiamo farci rappresentare, delegare ad altri i compiti che noi dobbiamo svolgere. Incarichiamo i profeti di parlare chiaro la nostro posto, i missionari ad annunciare il vangelo per noi, i diaconi a visitare i sofferenti, i volontari a mettersi disinteressatamente al servizio degli ultimi, chiediamo ad altri di occuparsi della chiesa e delle varie attività che bisogna organizzare e in cui partecipare….Insomma siamo cristiani per interposta persona!
Viviamo il Vangelo per supplenza, dove altri devono supplire alle nostre assenze.
Una cosa però la facciamo bene, quella di criticare.  Perché noi le cose non le facciamo, ma sappiamo bene come dovrebbero essere fatte. Siamo degli insuperabili strateghi sedentari. Acquattati nelle nostre comode trincee, decidiamo le operazioni rischiose, le sortite pericolose che gli altri devono compiere.  E ci scandalizziamo se poi le imprese non riescono.  Vuol dire che le cose non sono state eseguite secondo i nostri piani!
Rimaniamo però degli abilissimi suggeritori, stabiliamo cosa gli altri devono dire, fare, come comportarsi.  Agli altri, assegniamo le parti e noi rimaniamo spettatori molto critici.
Nel Cristianesimo però le cose non funzionano così, la procura non è valida, la delega non ha ragion d’essere. Ognuno di noi deve rispondere alla chiamata, e se lo fa diventa un discepolo, se non lo fa non è niente.  Ognuno di noi è chiamato e nessuno può rispondere al nostro posto.
Poi ci sono i credenti impegnati...ma qui dobbiamo parlare di Giovanni Battista, e dei suoi due discepoli, per capire se il nostro impegno è quello che, come credenti, dovremmo perseguire. Qui ho in mente attori che sanno di essere tali, ma....col ruolo di protagonisti, o di comparse?
I discepoli di Giovanni, si diceva...Si tratta di due Galilei che avevano raggiunto Giovanni nel territorio della Perea, per stare un po’ con lui, per imparare qualcosa dalla sua scuola austera.  E proprio mentre seguono il loro maestro si imbattono in Gesù.  Lasciano il vecchio maestro per andare dietro al nuovo arrivato. Giovanni è il maestro che non solo non si oppose alla chiamata, ma anzi la facilitò, oggi li definiremmo dei “facilitatori”. 
Giovanni era la voce di uno che grida nel deserto, egli è il precursore e quando il Cristo si manifesta , il dito del precursore indica non più se stesso ma un Altro: “Eccolo, è Lui, l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”. Lui, dovete guardare, non me!
Giovanni non trattiene neppure per un istante l’interesse dei discepoli sulla propria persona, ma lo sposta direttamente sul Personaggio principale che ha fatto finalmente la sua apparizione.
Si direbbe che il suo compito sia quello di distrarre l’attenzione della gente dalla sua figura di profeta, per polarizzarla sull’Altro che si è presentato (ma in punta di piedi, discreto, anonimo, in attesa che qualcuno lo riconosca).
Giovanni addita Gesù. E questo gesto gli costa la perdita di due dei suoi discepoli, i quali, dopo aver udito le parole del Maestro, lo piantano in asso e si mettono a seguire il nuovo venuto. Ma il precursore, lungi dall’indispettirsi, è il primo a rallegrarsi.
Non vede in Gesù un fastidioso concorrente per la propria fama, la propria popolarità, la propria opera. Anzi, è lui il promotore dell’abbandono dei discepoli, ai quali indica con chiarezza qual è l’unico maestro, infatti il testo dice: i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. “Lui deve crescere e io diminuire, afferma Giovanni (Giov. 3:30)
Questa è la sua logica , che è poi un fissare esattamente, anche se dolorosamente i ruoli.  Lui è attore, ma non protagonista, e sa di non esserlo. E non vuole permettere a nessun costo che le parti si invertano e il personaggio principale venga relegato in un angolo, mentre la comparsa accampa le pretese di dominare la scena.
Il dito di Giovanni Battista che indica, senza indugi, l’arrivo del protagonista, rappresenta il simbolo più efficace dei limiti in cui deve collocarsi ogni testimonianza cristiana che voglia assolvere rigorosamente al  proprio compito senza attardarsi nella zona rischiosa dei compiacimenti personali e della confusione delle parti. Il credente impegnato spesso vuole visibilità, gloria, fama e onore, per se stesso, mentre dice che sta additando Gesù. Ma non è vero: addita se stesso. E'stato chiamato ad essere attore non protagonista, invece pensa di essere la primadonna.
Il vero credente è uno che conosce realmente bene la propria parte, da saper entrare in scena senza paura, al momento giusto, ma soprattutto avere il coraggio di uscire al momento giusto. Ossia il vero testimone non è mai ingombrante, asfissiante, accentratore, invadente, ma lascia spazio.  Spazio all’altro con la A maiuscola e spazio agli altri……
Io vorrei essere maggiormente capace di farlo, perché l'unico modo in cui possiamo vivere il nostro discepolato, è quello del servo inutile: Luca 17:10 Così, anche voi, quando avrete fatto tutto ciò che vi è comandato, dite: "Noi siamo servi inutili; abbiamo fatto quello che eravamo in obbligo di fare"».
Care sorelle e cari fratelli: chi simpatizza, si decida se vuol seguire Cristo o no; chi lo ha seguito, si assuma fino in fondo la responsabilità della scelta che ha fatto; chi vive la propria fede con impegno, si chieda se è pronto, nel momento in cui si starà gloriando di se stesso, a tornare nell'ombra ed a servire senza che nessuno lo veda, come un servo inutile, prezioso agli altri, ma visibile solo agli occhi di Dio.
Amen