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mercoledì 25 settembre 2013

Rovereto 22 Settembre  - Ultimo culto pubblico nella Sala valdese

E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente». Quando si chiude una Chiesa rimane un senso di tristezza, si ha l'impressione di perdere una opportunità di testimonianza. Quale tipo di testimonianza? Non certo la testimonianza di una religione piena di regole e, vuota, piuttosto di una fede che si esprime nell'amore, nel perdono, nell'accoglienza, nella condivisione e sopratutto nella libertà. In questa società è più che mai importante essere presenti con questo messaggio concreto.

mercoledì 11 settembre 2013

"THE GRACE CARD" SIAMO PRIGIONIERI DI NOI STESSI?

Domenica abbiamo visto nella Comunità di Albisola il film "THE GRACE CARD" un film americano che ha sollevato parecchie riflessioni in ciascuno di noi.
Spesso ci portiamo dentro sensi di colpa per avvenimenti del passato che condizionano profondamente la nostra vita ed i nostri rapporti umani nella famiglia, nel lavoro, con i vicini, con Dio.
Si diventa incapaci di parlare e ci si chiude sempre di più in sé stessi. Coloro che ci stanno intorno diventano delle minacce o dei nemici e non siamo capaci di accettare la mano che ci viene offerta.
Altre volte proviamo rabbia e frustrazioni per i torti che pensiamo di subire, per i progetti che non si realizzano come vorremmo, e ci facciamo rendere prigionieri dalla rabbia, odio, invidia, dubbio: anche in questo caso non siamo capaci di ammettere le nostre debolezze e di scorgere la mano che ci viene gettata in aiuto.
Spesso Dio ci mette accanto delle persone che con amore ci accolgono, la nostra vita potrebbe cambiare se avessimo il coraggio da uscire fuori dalla gabbia che ci siamo costruiti.
Il film prende spunto da un antico biglietto, tramandato di nonno in nipote, un biglietto che parla di perdono reciproco, disponibilità a camminare insieme come amici nonostante tutte le incomprensioni derivate dalla nostra umanità, e la volontà di coinvolgere Dio come testimone attraverso la preghiera. Un Dio che attraverso Gesù per primo ha dimostrato il suo amore verso persone condannate da tutti.
"I promise to pray for you every day, ask your forgiveness, grant you the same, and be your friend always." - "Io prometto di pregare per te ogni giorno, chiedendoti perdono quando sbaglio ed aspettandomi lo stesso, e di essere tuo amico per sempre"

Ci sarebbe da riflettere ancora sulla crisi nella vocazione e sulle cause dei pregiudizi razziali, ma lo farò in un prossimo intervento.
L'invito rivolto a tutti è di guardare questo film e discuterne insieme. Enrico

lunedì 2 settembre 2013

ACCETTATI DA DIO PER ESSERE ACCETTATI ACCETTATI DAL PROSSIMO




L'amore di non usa gli stessi metri di giudizio e condanna degli esseri umani, ma incontra ogni persona nella sua fragilità.

Il 19 giugno 2013, dopo anni di non proprio onorato servizio, chiude i battenti, per delibera unanime del suo Consiglio di amministrazione, la Exodus International, potente organizzazione americana di ispirazione cristiana dedita alla cura delle persone omosessuali.
Le cure che l’associazione proponeva sono ben note, e in linguaggio medico si chiamano teorie riparative. Si sostiene che dall’omosessualità si possa uscire, o che comunque essa possa essere in qualche modo curata o rimediata, attraverso un percorso religioso di riflessione, preghiera e in ultima analisi conversione. Ci si concentra sulle parole dell’Antico Testamento, del Levitico per la precisione, che sanzionano – tra l’altro con la pena di morte, a voler ben vedere – il fatto di un uomo che “giace” con un altro uomo. Forse non c’è altro precetto biblico che abbia cagionato tanta sofferenza e discriminazione lungo i secoli.
Il Presidente di Exodus Alan Chambers si è ufficialmente scusato con l’intera Comunità LGBT per l’infinità di “storie di vergogna, violenze sessuali e false speranze” vissute da coloro che, spesso convinti dalle loro famiglie, sono entrati in Exodus, per poi uscirne, spiega Chamber, “solo con un trauma in più”. Lo stesso Chambers oggi si dichiara omosessuale e si accetta così com’è. “Mi dispiace”, dice Chambers, “che molti abbiano interpretato quello che è un rifiuto religioso da parte di cristiani come se venisse da Dio”. Chambers conclude il suo messaggio giurando di dedicare la sua vita “alla pace e al bene comune”.
La vicenda porta a riflettere non tanto sull’autenticità del messaggio biblico, sulla quale molti cristiani (o sedicenti tali) non sono disposti a discutere, quanto piuttosto sulla sua compatibilità con l’amore verso il prossimo. Lo scontro, è il caso di dirlo, è “biblico”. La dottrina rigida e brutale contro l’amore concreto e solidale. La parola fredda e priva di sentimento contro il sentimento vero dell’amore reciproco. La verità, spesso imposta, contro la persona. La tradizione contro la concretezza.
Non c’è possibilità di compromesso tra queste due visioni del mondo se non ammettendo che ogni cristiano ha un fratello e una sorella omosessuali e che l’omosessualità è una caratteristica personale che ha una sua dignità nel disegno di Dio esattamente al pari dell’eterosessualità.
Non c’è niente da curare, niente per cui pregare. L’unica cosa per cui pregare, piuttosto, è che ogni cristiano realizzi, nel profondo della propria coscienza, che è suo dovere non disprezzare, discriminare, rifiutare, ma accettare ed amare.
Certo, alcuni cristiani abituati alla cruda propaganda della Chiesa e di una certa politica, risponderanno che tutto ciò è difficile, o quantomeno più facile a dirsi che a farsi. Quel che è certo è che se esiste un Dio e se vi sarà un giudizio universale, tutti noi verremo giudicati non certo in base al modo con cui, in vita, avremo disprezzato, discriminato o rifiutato.