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domenica 26 ottobre 2014

RIFORMA E CONTRORIFORMA: IL SENSO DELLA TESTIMONIANZA CRISTIANA OGGI

E' da una settimana che sto riflettendo sul senso della nostra testimonianza evangelica e protestante in Italia: viviamo in mondo complesso e variegato in cui spesso le parole pronunciate da un papa, da un vescovo o da un pastore sono le stesse. Incontri le persone per strada cercando di parlare di Gesù e trovi rispondono: ma io credo in Gesù e sono cattolico ed i contenuti della loro fede sono genuini ed autentici. Il cattolicesimo sta imparando ad usare un linguaggio evangelico e moderno, usando sempre in maniera più diffusa la Bibbia applicandola ad ogni aspetto della fede e della vita mentre le chiese evangeliche spesso non sanno cambiare il loro linguaggio, la Bibbia viene usata in modo incomprensibile (forse manca anche una comprensione da parte di tanti credenti che sono ancorati a espressioni e tradizioni del passato senza un approfondimento sul messaggio di Cristo in un mondo che cambia). Ma non è solo una questione di linguaggio: spesso incontro credenti cattolici entusiasti della loro fede, disposti a donare la loro vita per Gesù, impegnati nelle loro comunità e nello stesso tempo incontro credenti evangelici che hanno perso l'entusiasmo della loro propria fede, perfettamente integrati in una società consumista. Allora la differenza tra essere cattolici e essere evangelici si assottiglia estremamente e questo è ancora maggiormente evidente nel movimento carismatico dove spesso il senso di appartenenza religiosa viene diluito da forme di preghiera, canti, modi di predicare la Bibbia simili: si ha l’impressione che essere cattolici o evangelici sia ininfluente, si invoca lo stesso spirito con le stesse manifestazioni. Le comunità evangeliche fanno spesso difficoltà a testimoniare la specificità del loro messaggio in questa società religiosa così omologata, a volte si ha l'impressione che la stessa esistenza di una comunità evangelica abbia solo senso perché si raccoglie intorno ad una figura carismatica, per cui esistono mille frammentazioni di piccoli o grandi gruppi. In questa situazione mi sono interrogato sulla mia fede, perché mi considero evangelico e protestante? Che senso ha la mia testimonianza in questo mondo? Ci sono alcune cose che ritengo fondamentali del mio essere cristiano evangelico: la Bibbia per me non è solo un libro antico che possa essere strumentalizzato da una Chiesa o da me stesso per provare le mie idee e cercare di rispondere alle mie aspettative, ma è una Parola che mi interroga e che spesso mette in crisi proprio la mia concezione di Dio, le mie idee di cosa sia giusto e sbagliato, il mio senso di giustizia o perfezione. La Bibbia è il libro che mi indica la strada di uomini come me con i loro successi e fallimenti ed è quel libro mi testimonia la grandezza della grazia di Dio ed i principi della mia etica. Ritengo che questa espressione SOLA SCRIPTURA, uno dei principi fondanti della Riforma protestante, abbia senso ancora oggi in questa società in cui c’è sempre qualcuno che ti dice cosa fare e dove andare. La libertà di credere che Dio possa prendersi cura di me, nonostante i miei continui fallimenti, la libertà di credere che Dio mi sia venuto incontro attraverso Gesù con una parola di salvezza e non di condanna, la libertà di credere che non sia necessario compiere riti particolari per essere certo della sua presenza accanto a me e tanto meno dell’intercessione di qualcuno più santo di me, anzi la libertà dalla necessità di essere santo per ricevere benedizione da Dio, la libertà di pregare Dio pur essendo consapevole di essere sempre in difetto ma nello stesso tempo la libertà di cambiare atteggiamenti della mia vita che ritengo non corretti, senza essere oppresso da sensi di colpa: queste espressioni SOLUS CHRISTUS, SOLA GRATIA, SOLA FIDE sono fondamenti del mio modo di essere cristiano evangelico. Ma poi ancora, la libertà di appartenere ad una comunità per condividere la stessa esperienza di ricerca e di fede, una comunità in cui non ci siano autorità infallibili ma esseri umani che si lasciano interrogare dalla Parola di Dio e pregano insieme, in cui si pratica seriamente il SACERDOZIO UNIVERSALE DEI CREDENTI, queste rende il mio modo di essere credente evangelico. Faccio certo parte di una Chiesa di minoranza, spesso schiacciata da voci più forti di me, ma non è questo che è il senso della nostra vita? Seguire le masse o essere coerenti fino in fondo alle cose in cui crediamo? 

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