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lunedì 18 maggio 2015

DIO E' GIUDICE O SIAMO NOI GIUDICI DI NOI STESSI E DEL PROSSIMO?


La farisea di François Mauriac

Non le era mai capitato di incontrare nessuno che le spiegasse come un uomo, man mano che si apre la strada verso la santità, scopre un po' di più la sua miseria e la sua nullità e rende soltanto a Dio quei buoni impulsi che la Grazia gli ispira non per devozione, ma poiché cede a un'evidenza. Brigida Pian seguiva il cammino inverso, rafforzando di giorno in giorno le ragioni ch'ella aveva di ringraziare il Creatore che l'aveva fatta creatura così ammirevole.
In altri tempi era stata turbata dall'aridità che aveva sempre contrassegnato i suoi rapporti con Dio. Ma in seguito ella aveva letto che Dio guida più spesso i primi passi degli esordienti fuori dei pantani, coprendoli di grazie sensibili e che l'insensibilità che l'affliggeva era il segno ch'ella da molto tempo aveva oltrepassato le ragioni di un fervore sospetto. Così quell'anima frigida si gloriava della sua frigidità, senza riflettere che in nessun momento, neanche agli inizi della ricerca di una vita perfetta, mai ella aveva provato nulla di simile all'amore e che non s'accostava al Maestro che per prenderlo a testimonio dei suoi rapidi progressi e dei suoi meriti singolari.

…...….. Non si sottrasse alla mia allusione sugli avvenimenti passati; ma compresi che ella era distaccata anche dai suoi errori e che abbandonava tutto alla Misericordia. Alla sera della sua vita, Brigida Pian aveva finalmente scoperto che non bisogna assomigliare a un servitore orgoglioso, preoccupato di abbagliare il padrone pagando i! suo debito fino all'ultimo obolo, e che il Padre nostro non s'aspetta da noi che si sia i contabili minuziosi dei nostri meriti.

Ella sapeva adesso che non importa meritare, bensì amare.

Vangelo di Giovanni  8:1-12
1     Gesù andò al monte degli Ulivi.
2     All'alba tornò nel tempio, e tutto il popolo andò da lui; ed egli, sedutosi, li istruiva.
3     Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna còlta in adulterio; e, fattala stare in mezzo,
4     gli dissero: "Maestro, questa donna è stata còlta in flagrante adulterio.
5     Or Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare tali donne; tu che ne dici?"
6     Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere con il dito in terra.
7     E, siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei".
8     E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra.
9     Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo.
10     Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: "Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?"
11     Ella rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù le disse: "Neppure io ti condanno; va' e non peccare più".]
12     Gesù parlò loro di nuovo, dicendo: "Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita".

In questo racconto che ci viene tramandato dal Vangelo viene presentata a Gesù una donna presa in fragrante adulterio, ma perché solo una donna? Perché non è stato portato anche l’uomo? Secondo la legge antica del Levitico 20 sia l’uomo sia lo donna colpevoli dovevano essere messi a morte, perché allora la donna solamente viene portata a Gesù?
Gesù conosceva bene quale era la condizione delle donne al suo tempo, la loro mancanza di diritti, il dovere subire le decisioni dell’uomo, l’essere accusate talvolta ingiustamente con falsi testimoni e messe a morte.
Non sappiamo chi era questa donna, ma certamente era una persona terrorizzata, una persona senza speranza di salvezza, forse anche una persona consapevole di avere fatto degli errori (se veramente era successo così).
Un donna che veniva presentata davanti a Gesù per essere giudicata e condannata senza appello, l’esecuzione della condanna veniva vista come atto di giustizia nei confronti del marito tradito e come espressione del giudizio divino, ma aveva anche dei risvolti sociali: la lapidazione di questa donna avrebbe ripulito la società da un essere indegno, una persona che era un cattivo esempio per la società, che si desiderava modellare secondo la legge spiegata dagli Scribi e dai farisei, ma una legge applicata solo in parte e che non aveva lo stesso valore per tutti.
Già, i cattivi esempi, intorno a noi in questo periodo ne vengono citati molti dai mass-media: uomini e donne che uccidono le loro mogli, mariti e figli sono i casi più truci ma anche i Rom che rubano, gli stranieri che colpiscono i cristiani, le maestre che puniscono i bambini, le prostitute sulle strade. Ed esiste chi alimenta sentimenti di pulizia contro tutti queste indegnità, alimenta il desiderio di allontanare, punire severamente, forse ritornare anche alla pena di morte come sistema di punizione.
E’ anche vero che certe situazioni ci indignano a tal punto che siamo noi stessi a chiedere giustizia quando subiamo tradimenti, violenze, ingiustizie e ci rendiamo conto che spesso così non avviene. Ed allora viene proprio la tentazione di farsi giustizia da soli.
Ed allora cosa fare veramente? Questi farisei e scribi forse avevano ragione, non si può essere troppo buoni e generosi.
L’atteggiamento di Gesù sconcerta: non prende una posizione diretta immediata, non si lascia condizionare dalle spinte di chi voleva già anticipare una condanna emessa ma nello stesso tempo non cancella il valore della legge data da Mosè con gesti di perdonismo superficiale.
Si mette a scrivere per terra? Cosa scrive nessuno lo saprà mai, forse il suo è il rifiuto di Dio di guardare coloro che si considerano così giusti e buoni da condannare il prossimo, senza considerare che quella stessa legge da loro invocata su questa donna condannava anche loro.
Anche noi quando parliamo di peccato, viene da domandarci se sia legittimo separare peccati veniali da peccati mortali, con quale criterio stabiliamo che merita condanna e chi assoluzione? Ci siamo mai resi conto quanto i condizionamenti della società e delle Chiese contribuiscono le nostre valutazioni di giusto o sbagliato? Se riflettiamo bene esistono peccati che una volta erano considerati gravi dalla società ed ora non sono più peccati, in un mondo in continua evoluzione. E la concezione del bene e male varia da nazione a nazione, da chiesa a chiesa ed anche noi il giorno prima siamo giudici ed il giorno dopo indifferenti.
Inoltre anche la frase “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, diventa per molti spesso solo uno slogan ripetuto in maniera superficiale in questa nostra società di peccatori, per rassegnarci e rimanere indifferenti alle ingiustizie che sono profondante tali in questo mondo.
Gesù avrebbe potuto buttare la prima pietra e questa donna ne era consapevole, perché non lo ha fatto? Perché Gesù è consapevole che quello che la Bibbia chiama peccato è una potenza che distrugge l’essere umano, tutti gli esseri umani.
Il peccato nella Bibbia viene descritto come sbagliare direzione, un cammino in cui l’essere umano vuole essere unico giudice delle proprie azioni e vuole essere giudice anche sul prossimo, il desiderio di conoscere il bene ed il male originario non era forse una maniera per sentirsi superiori dalla parte del bene contro chi fa il male, proprio perché nel confronto con l’altro si supera quel senso di insicurezza, fragilità che ci portiamo dentro.
Il peccato, un cammino che porta l’essere umano lontano da Dio e lontano dal suo prossimo, un cammino per l’edificazione di sé stessi ma che porta invece morte e distruzione
Gesù vuole spezzare queste catene che tengono prigioniero l’essere umano, se il peccato ha un potere diabolico sulla vita delle persone può esserci una possibilità di cambiamento.
Proprio per questo Gesù non vuole guardare questi Farisei pii e questo Scribi teologi, che pensavano di sapere già tutto, ma invece guarda e rivolge la parola a questa donna perché è l’unica in quel momento che può ricevere una parola di condanna o di perdono. E lo sguardo con questa donna è lo stesso sguardo di Dio su di noi, nella nostra umanità.
Una donna che non ha nulla da perdere, una donna consapevole che per lei non ci può essere altro che condanna, ma una donna amata proprio per questo da Gesù.
In lei Gesù vede uomini e donne sofferenti, prigionieri del peccato, dei loro fallimenti, la sua parola e l’espressione dell’amore di Dio per ogni persona. Questo amore che lo ha portato ad essere ucciso sulla croce rifiutato da coloro che non accettavano un Dio così. E’ più facile essere giudici di sé stessi e del prossimo che accettare un Dio che cancella il nostro passato per ricominciare una nuova vita nella potenza dello Spirito e della sua Parola.
Ai maestri della legge ed ai farisei, Gesù ha ricordato che tutti noi esseri umani siamo accomunati dalle stesse debolezze, paure, incapacità di amare, peccato...nessuno ha il diritto di condannare il suo prossimo.
Alla donna adultera, Gesù ha insegnato a non sottovalutare i suoi sbagli e nello stesso tempo ha testimoniato il perdono di Dio e l’accoglienza senza pregiudizi.
La sua parola ha testimoniato l’amore di Dio verso ogni persona e le infinite possibilità offerte all'individuo per riconoscere i suoi sbagli e le sue debolezze, per poter ricominciare. Questa parola ci invita a lasciarci amare da Gesù, abbandonando tutti i nostri fallimenti.
Noi possiamo vivere la nostra vita quotidiana nella libertà dal terrore del giudizio divino (molte religioni motivano i comportamenti proprio con la necessità di agire per guadagnare il favore di Dio), noi possiamo vivere nella libertà senza lasciarci condizionare dalla paura di essere giudicati dalla religione o dalla società che ci circonda (invece il nostro comportamento sincero e spontaneo nella società è una piena affermazione della libertà che il Vangelo ci dà di essere noi stessi), noi possiamo vivere la nostra vita con gioia, avendo fiducia nell'amore di Dio che comprende le nostre incapacità e ci accoglie nella sua presenza, tendendoci continuamente la mano.
Nello stesso tempo la parola di Gesù ci libera affinché possiamo testimoniare una parola di libertà e salvezza nella chiesa e nella società in cui si vive: recentemente uno scrittore notava su un giornale che la parola “accoglienza” e il suo significato sono poco valutati nella nostra società.
Cristo ha accolto la donna adultera come un essere umano ed il suo esempio è un invito rivolto anche a noi, che ci definiamo suoi discepoli, ad accogliere attraverso parole e gesti di amore coloro che sono i più emarginati, coloro che non meritano, coloro che vengono disprezzati nella società di oggi: accoglierli come esseri umani e testimoniare loro la presenza di Gesù accanto a loro che libera e risolleva una vita distrutta per ricominciare un nuovo cammino.
Vai e non peccare più, lasciati alle spalle i tuoi fallimenti e accogli il perdono di Gesù per iniziare una nuova vita: questa è la Parola del Vangelo per noi e per il prossimo che ci cammina accanto.