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giovedì 16 luglio 2015

MENZOGNE E MASCHERE

Colossesi  3:9-15
9  Non mentite gli uni agli altri, perché vi siete spogliati dell'uomo vecchio con le sue opere
10  e vi siete rivestiti del nuovo, che si va rinnovando in conoscenza a immagine di colui che l'ha creato.
11  Qui non c'è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti.
12  Rivestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza.
13  Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi.
14  Al di sopra di tutte queste cose rivestitevi dell'amore che è il vincolo della perfezione.
15  E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un solo corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti.

  
Paolo si rivolge ad una comunità di credenti chiedendo loro “non mentite gli uni agli altri”. Evidente era un problema all’interno della comunità.
Mi sono domandato cos’è che spinge una persona a mentire? Talvolta si mente per paura di affrontare il dolore o il conflitto con il prossimo, in un certo senso vengono chiamate “bugie bianche”: non è di questo che voglio parlare oggi, perché ritengo che sia sempre difficile scegliere la posizione giusta in certe situazioni, senza esserci passati dentro.
Paolo non penso che volesse parlare di questo tipo di menzogne, ma piuttosto di qualcosa di più sottile e profondo che condiziona e determina i rapporti umani.
Spesso mentire è una forma di difesa, una maschera che si costruisce intorno a noi per proteggersi dal prossimo, si teme di mostrare veramente quello che siamo anche perché non si dà sufficiente valore a sé stessi. Si teme di perdere la stima del prossimo, di perdere dei vantaggi ed allora si costruiscono relazioni non autentiche.
Spesso questo avviene anche nelle Chiese, l’incapacità di comunicare con sincerità per paura di essere giudicati spesso ha origine dal fatto che siamo noi stessi a giudicarci, ci giudichiamo colpevoli davanti a Dio e ci trasciniamo sensi di colpa, vergogne, paure ed allora ci si nasconde dietro a delle maschere.
Spesso la causa dell’incapacità di comunicare con sincerità dipende anche dall’incapacità della comunità stessa di stare ad ascoltare, per cui si condanna la persona prima ancora di conoscerla. Ci sente male e ci fa soffrire sentirci condannati da altri che sembrano essere migliori di noi.
Questi sentimenti di paura e di sospetto generano atteggiamenti e comportamenti superficiali, insensibili, basati solo sull’esteriorità, mancanti di amore e generano anche conflitti, incomprensioni, solitudine, divisioni, orgoglio davanti a Dio ed al prossimo.
Paolo prosegue il suo discorso alla comunità di Colosse con una affermazione importante: vi siete rivestiti dell’uomo nuovo che si va rinnovando in conoscenza.
Non c’è differenza tra Giudeo, greco, barbaro, scita,  persona di cultura, abitudini, tradizioni, regole e modi di rapportarsi con Dio e con il prossimo simili a noi o completamente diversi.
Cristo è tutto in tutti, la vita del cristiano ha inizio con un atto di fede nella grazia di Dio e nel suo perdono, che giunge a noi attraverso Gesù Cristo, ha inizio con la decisione che nasce dalla fede di iniziare un nuovo cammino lasciandosi alle spalle il passato: questo è la nostra risposta della predicazione che invita al  ravvedimento.
Per alcuni questo momento coincide con il battesimo o con la confermazione, ma dobbiamo ricordarci che tutto questo è solo l’inizio e non la conclusione del nostro cammino con Dio: Egli comincia la sua opera di rinnovamento per mezzo del suo Spirito nella nostra vita, come uno scultore che da un pezzo di marmo ricava una statua o un falegname che da un pezzo di legno ricava un mobile.
Abbandonare il passato significa lasciarsi formare dalla Parola e dallo Spirito di Dio con fiducia, abbandonando quella mentalità che mette in noi la paura di essere giudicati e condannati, perché Dio ci perdona e ci accoglie in Cristo Gesù che ha donato la sua vita alla croce per noi. Nello stesso tempo è anche un invito ad abbandonare la paura del fratello o sorella con la sua diversità, a non vivere solo di apparenze esteriori ma di autenticità e sincerità.
Già, perché spesso ci si dimentica che Gesù ha donato la sua vita per persone che lo avevano rigettato per la sua diversità, che Gesù è morto per dimostrare l’amore senza limiti di Dio.
Ecco allora l’invito di Paolo ai credenti di Colosse: lasciare la mentalità del passato per rivestire una nuova mentalità. Rivestitevi di sentimenti di compassione,  bontà, umiltà di mente, gentilezza, pazienza perdonandoci reciprocamente.
Ma il perdono passa necessariamente attraverso la volontà di stabilire relazioni sincere, in cui si riconoscano i reciproci errori: perdonare senza parlarsi non è amore, ma è indifferenza e superficialità.

Chiamati per essere un solo corpo, cos’è che ci unisce? La Parola del Signore che trasforma la nostra vita attraverso lo Spirito, la fede in Gesù che ci rialza dalle cadute e ci libera, l’amore gli uni per gli altri. Paolo ci esorta ad essere una comunità di credenti che compiono questo cammino nella libertà dell’amore, senza paura o vergogna, con spontaneità e sincerità lasciandoci trasformare ad immagine di Dio.

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