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domenica 15 ottobre 2017

COSA DOBBIAMO FARE


Luca 3.1-18
Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare, quando Ponzio Pilato era governatore della Giudea, ed Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell'Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caiafa, la parola di Dio fu diretta a Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. 
Ed egli andò per tutta la regione intorno al Giordano, predicando un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati, come sta scritto nel libro delle parole del profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: "Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Ogni valle sarà colmata e ogni monte e ogni colle sarà spianato; le vie tortuose saranno fatte diritte e quelle accidentate saranno appianate; e ogni creatura vedrà la salvezza di Dio"».
Giovanni dunque diceva alle folle che andavano per essere battezzate da lui: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l'ira futura? Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento, e non cominciate a dire in voi stessi: "Noi abbiamo Abraamo per padre!" Perché vi dico che Dio può da queste pietre far sorgere dei figli ad Abraamo. Ormai la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero dunque che non fa buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco».
E la folla lo interrogava, dicendo: «Allora, che dobbiamo fare?»
Egli rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne faccia parte a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani per essere battezzati e gli dissero: «Maestro, che dobbiamo fare?»
Ed egli rispose loro: «Non riscotete nulla di più di quello che vi è ordinato».
Lo interrogarono pure dei soldati, dicendo: «E noi, che dobbiamo fare?» Ed egli a loro: «Non fate estorsioni, non opprimete nessuno con false denunce, e contentatevi della vostra paga».
Ora il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro se Giovanni fosse il Cristo.
Giovanni rispose, dicendo a tutti: «Io vi battezzo in acqua; ma viene colui che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio dei calzari. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
Egli ha in mano il suo ventilabro per ripulire interamente la sua aia e raccogliere il grano nel suo granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile».
Così, con molte e varie esortazioni evangelizzava il popolo;
E’ difficile ammettere i propri errori, e poi chi dice che siano veramente errori e che invece non abbiamo ragione? Ma anche chiedere sempre scusa non è detto che esprima un sentimento sincero, spesso così si evita ogni discussione e non ci si mette in discussione.
Anche nei rapporti con credenti all’interno di una comunità agiscono le stesse dinamiche, così nascono critiche, incomprensioni oppure una doppia vita: in chiesa e fuori dalla chiesa.
Nella mia esperienza di testimone del Vangelo ho incontrato diverse persone sulla mia strada, sempre pronte a lamentarsi contro qualcuno, dal politico al vicino di casa. Così come nel ministerio svolto all’interno delle prigioni: la cosa più difficile è aiutarli a riconoscere i loro errori, il rischio era da un lato di sollevare delle reazioni violente oppure di perdere il contatto con una persona. 
Ci vuole tanta pazienza e saggezza, prima di poter esprimere il proprio giudizio con chiunque è necessario essersi confrontati con la Parola di Dio che è il nostro giudice. Ma nello stesso tempo esiste il rischio di essere sempre e troppo compiacenti e tolleranti nei confronti del male, per amore di pace e per evitare divisioni.
Un uomo compare nella scena ad un certo punto della storia nei Vangeli, Giovanni. Luca non si sofferma su come vestiva o come mangiava: in quei tempi Giovanni non era l’unico che andava in giro per annunciare messaggi di giudizio divino o di santità, abbiamo dei vaghi accenni nelle parole dei sommi sacerdoti quando dovevano decidere la sorte degli apostoli (Atti 5.35-37)
Un uomo compare sulla scena e comincia a parlare di ravvedimento, una parola che spesso sentiamo sulla bocca di tanti ancora oggi. 
Questa parola “ravvedimento” spesso non viene trasmessa e ricevuta con tutte le sue implicazioni, sia all’interno delle chiese cristiane in cui è entrata ormai nel linguaggio religioso comune, predicata, fraintesa, spesso poi dimenticata nella quotidianità, ma anche nel linguaggio sociale: si parla di ravvedimento nei confronti di tasse non pagate, di pene da scontare in maniera ridotta. 
Il ravvedimento che si trasforma in “penitenza” secondo antiche tradizioni che condizionano ancora oggi la vita di milioni di credenti, una penitenza da pagare, con qualcuno che può farlo per noi: la chiesa.
Il messaggio di Giovanni era qualcosa di più che una semplice penitenza per il passato, pentimento per errori commessi ma era un invito a convertirsi, cambiare direzione per iniziare una nuova vita: questo il senso della parola “metanoia” che troviamo tradotta “ravvedimento”.
Come reagiremmo noi se un uomo come Giovanni ci dicesse che dobbiamo rivedere tutte le scelte fatte finora, che forse non abbiamo capito niente, che dobbiamo cambiare strada? Certo se ci fosse davanti a noi un intellettuale che parla con un linguaggio ammaliante o un pastore che ci parla con messaggio convincente forse sarebbe più facile cambiare qualcosa per il meglio, ma Giovanni non era così, il suo messaggio è duro e crudo.
Luca scrive nel testo che Giovanni si rivolge alle folle con parole che rispecchiano un po’ quello che erano i dubbi e le domande di ogni buon ebreo.
Cambiare vita in che cosa? Cominciamo dal battesimo, uno dei segni distintivi dell’appartenenza alla religione ebraica. Il battesimo di purificazione veniva applicato comunemente ai pagani che volevano convertirsi alla religione ebraica. Perché un ebreo doveva di nuovo battezzarsi? Non è già un credente appartenente alla religione di Abramo?
Cambiare vita in che cosa? Cambiare religione o cambiare modo di vivere la propria religiosità e la propria fede? Tra le folle i figli di Abramo non avevano bisogno di cambiare religione e nemmeno la propria religiosità, ma la parola di Giovanni è abbastanza dura anche per loro come Gesù lo sarebbe stato con Nicodemo (Giovanni 3). 
Il problema di fondo per Giovanni era diverso, puoi anche appartenere alla chiesa giusta, fare parte del popolo di Dio ma continuare ad essere lontano da lui con il tuo cuore, la tua mente ed i tuoi comportamenti.
Quando saremo nella presenza del Signore, non ci saranno molte porte secondo la chiesa a cui abbiamo appartenuto, ma ci sarà solo una porta aperta per coloro che avranno preparato il loro cuore e la loro vita alla venuta di Gesù che paga il prezzo alla croce per il nostro peccato, qualunque sia stato il nostro passato e per sempre. Un porta aperta a quelli che hanno "Preparato la via del Signore, raddrizzato i propri sentieri” Coloro che hanno aperto il loro cuore affinché “Ogni valle sarà colmata e ogni monte e ogni colle sarà spianato”.
Non ci saranno porte aperte per coloro che hanno compiuto solo gesti religiosi per imitazione, per non sentirsi da meno, per tradizione, per pagare il loro prezzo ma ci sarà una porta sola aperta per coloro che avranno creduto in lui, lasciandosi alle spalle il passato per iniziare un nuovo cammino.
E dove li mettiamo i sbagli, i fallimenti, le cadute? 
Il nostro avvocato è Gesù, che ha dato la sua vita alla croce, lui ha pagato il prezzo dovuto anche per le nostre cadute e per i nostri fallimenti, quello ci viene chiesto è di fare dei passi di fede.
Ma allora, come si esprime questa vita nuova?
La parola di Dio, quando viene predicata attraverso lo Spirito Santo, provoca domande: cosa dobbiamo fare? Ricordiamo altri momenti: le domande del giovane ricco, di Nicodemo, delle persone a Gerusalemme a Pentecoste. Anche le parole di Giovanni provocano delle domande, a cui vengono date delle risposte.
Se non permettiamo che nascono delle domande anche nella nostra vita di tutti i giorni non comprendiamo fino in fondo il senso del cambiare vita, perché la conversione implica porsi delle domande o lasciare che la Parola di Dio provochi in noi delle domande a cui poi la Parola stessa indica delle risposte.
La Parola di Dio agisce così, coinvolgendoci con attraverso un sistema di domande e risposte, perché la domanda significa che non abbiamo capito, che abbiamo bisogno di comprendere la direzione della nostra conversione.
Non a tutti viene richiesto dal Signore di lasciare tutto per seguirlo, come è accaduto ai discepoli, ma a tutti viene richiesto di seguire Gesù nella propria quotidianità, in diverse maniere secondo come il Signore ci indica: uno dei primi segni è cominciando a condividere quello che abbiamo in più con quelli che non hanno quasi niente, quindi un nuovo stile di vita non centrato su sé stessi ma sulla gratitudine e gloria di Dio e sull’amore per il prossimo. 
Ma poi ancora altri esempi: l’onestà nel proprio lavoro e nei rapporti con il prossimo, (che sarebbe costata cara ai pubblicani, abituati ad accumulare ricchezze e potere rivalendosi sul prossimo), poi essere un soldato di difesa e non di sopraffazione sul prossimo, rinunciando al bottino….
Lo Spirito e la Parola provocano domande e richiedono risposte diverse a ciascuno di noi secondo la nostra esperienza di vita, ma la stessa Parola promette un battesimo di Spirito Santo e fuoco: quello Spirito riempie la nostra debole vita con la sua potenza, risollevandoci dopo ogni caduta, indicandoci attraverso la sua parola la strada, testimoniando la presenza di Gesù accanto a noi. 
Quello Spirito che purifica la nostra vita che si umilia davanti alla croce di Cristo, riconosce che solo il suo sacrificio può liberarci per camminare in novità di vita.
Ma anche un battesimo di fuoco, che brucia ogni falsità, ogni ingiustizia, ogni apparenza di bontà e religiosità, contro ogni pretesa di santità derivata da azioni puramente umane, contro ogni male compiuto spesso abusando del nome di Dio ed ogni azione compiuta senza vero amore per Dio e per il prossimo. 
Non è un caso che Gesù decide di farsi battezzare da Giovanni, perché si identifica con ogni persona nella sua debolezza e non nella sua forza.
Il testo si conclude con Giovanni che evangelizzava il popolo, e la Parola di Dio predicata evangelizza ancora oggi la sua chiesa ed il mondo intorno a noi, cioè viene predicata una buona notizia: Gesù è venuto per portare la salvezza di Dio ai poveri di spirito.
Preghiamo.
Signore nostro Dio!
Quando la paura ci prende,
non lasciarci disperare!
Quando siamo delusi,
non lasciarci diventare amari!
Quando siamo caduti,
non lasciarci a terra!
Quando non comprendiamo più niente
e siamo allo stremo delle forze,
non lasciarci perire!
No, facci sentire la tua presenza
e il tuo amore che hai promesso
ai cuori umili e spezzati
che hanno timore della tua Parola.
È verso tutti gli uomini
che è venuto il tuo Figlio diletto,
verso gli abbandonati: poiché lo siamo tutti,
egli è nato in una stalla e morto sulla croce.
Signore, destaci tutti e tienici svegli
per riconoscerlo e confessarlo.

 

 


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